Lo studio di Mimmo Petullà, così diverso dall'archetipo cultural-celebrativo delle saghe paesane e delle tradizioni locali, si caratterizza per un approfondimento di grande spessore circa le ragioni che portano l'uomo - quale che sia la latitudine nella quale si svolge la sua vita - ad idealizzare figure e miti fino a farli diventare espressione di un vissuto senza tempo.
Così l'Autore tenta interazioni culturali tra il fatto storico e la pulsione che li determina: ed il richiamo a Freud e Jung non è un azzardo.
Così ricerca paralleli tra la Varia di Palmi con la sua "Animella" e la "Kumari" nepalese: senza la presunzione di aver fatto uno scoop; ma con l'umiltà di intenti di "strappare qualche elemento ... che possa soddisfare ed arricchire le nostre perplessità".
Si tratta di un'opera di ottimo rilievo culturale che tenta di inserire la "Varia" ed i suoi personaggi in un contesto vitale, facendola assurgere a metafora di strumento per comprendere moti dell'animo e pulsioni sociali, tentativi tutti di scoprire l'ignoto che è in noi.
Gli esempi sono profusi a piene mani: si va dalla coesione popolare come catarsi rispetto ad un individualismo spesso esasperato, al recupero della tradizione come forza di pensiero che si contrappone al nuovo; dalla emotività individuale, alla ricerca di certezza rispetto alla pluralità degli stimoli che ciascun essere vivente subisce nei momenti topici del proprio vissuto.
Un'opera che apre spazi per uno studio antropologico comparato; e che merita, per questi e per i pregi espositivi la massima considerazione.
Quale Sindaco di Palmi ho vissuto le esperienze delle edizioni della Varia del 1996 e del 2000; posso dire di avere avuto la prova della esattezza delle descrizioni e diagnosi di Mimmo Petullà, muovendo dall'osservatorio privilegiato nel quale la fiducia dei concittadini mi aveva posto.
Sono testimone, quindi, della intensità con la quale, lasciando da parte gli individualismi esasperati che costituiscono una caratteristica dei palmesi, nei giorni della Varia tutti "tirano verso una sola parte"; del rigetto silenzioso, ma fermo, di ogni interferenza laica, quale quella da me tentata, di aggiungere alle tradizionali celebrazioni, quelle della "Giornata della pace" e di ogni interferenza ecclesiale volta a derubricare in fatto folkloristico un evento immaginato come recupero di profonda religiosità.
Ho vissuto nella "giornata del sindaco con l'animella" (altra novità introdotta da me, ma non sopravvissuta alla conclusione del mio mandato) l'ansia, ma insieme la consapevolezza del ruolo assegnato dal popolo all'Animella, della ragazza chiamata a incarnare la Madonna benedicente.
Dunque, storia o tradizione; ma anche prospettiva di lettura secondo canoni diversi da quelli propri; tentativo di stimolare ricerche e di approfondire stati d'animo.
Che non appartengono solo ad un tentativo letterario; ma che - è la mia esperienza ad esserne testimone - battono strade nuove, per rinverdire la storia, e renderla viva ed attuale; l'opera di Petullà certamente realizza tutto questo.
Roma/Palmi 19/7/07
On. Avv. Armando Veneto