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Il
lavoro è scaturito da documenti originali depositati presso l'Archivio
di Stato di Reggio Calabria.
Il periodo storico trattato, molto delicato e nello stesso tempo, compromettente
sul piano politico, è stato presentato obiettivamente parafrasando
la fitta corrispondenza dei Comitati di liberazione con il Prefetto,
con i privati, con gli Enti pubblici, con le Amministrazioni Comunali.
L'autrice ha adoperato la tecnica dello "straniamente" attenendosi
al carteggio epistolare, paradigmatico dello status di disagio conseguente
agli eventi del secondo conflitto mondiale. Le lettere di denuncia dei
privati inquadrano la condizione scabrosa, nella quale si trovarono
coloro che non hanno innescato meccanismi di connivenza con il potere
fascista.
Dalle note del Prefetto, dai reclami contro i politici filofascisti
si evince che in tutta la Provincia di Reggio Calabria i diversi Comitati
comunali rivestivano un ruolo preminente nella gestione amministrativa.
Il Comitato provinciale di Reggio Calabria, durante le sedute ordinarie
e straordinarie, prendeva in considerazione problemi di ordine pubblico
di tutti i Comuni. Lo stesso intratteneva rapporti epistolari con altri
Comitati operanti nel Nord-Italia per assumere decisioni di rilievo
a scopo umanitario. Era in contatto con movimenti patriottici ed aderiva
ad iniziative culturali e sociali a livello non solo regionale, ma anche
nazionale.
Operanti per un triennio, si sciolsero il 29 agosto del 1946.
Nel documento di scioglimento sono esposti tutte le finalità
perseguite e gli obiettivi raggiunti.
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Quando
la democrazia vinse la sua battaglia sulla tirannide fascista
Al libro
"Comitati di liberazione nazionale" è scaturito dal
desiderio di scovare nel passato e ricercare notizie inedite sulla Calabria,
che i libri di testo, a livello nazionale, non riportano emarginando
la nostra regione a guisa di cenerentola. Ho
voluto dimostrare che anche nella provincia di Reggio Calabria fervevano
i patriottismi e serpeggiava tra la gente l'anelito di libertà.
Come specifico nell'introduzione al libro, non ho voluto assumere posizioni
partitiche, ma soltanto esporre il dato storico riferendomi ai documenti
consultati nell'Archivio di stato di Reggio Calabria. I nomi di coloro
che sono stati artefici di quel periodo critico sono stati tratti da
un ampio carteggio, inconfutabile. Sono presenti cinquantuno paesi del
Reggino, protagonisti di molti eventi connessi alla costituzione dei
Comitati e alla gestione amministrativa. Ma i capitoli più interessanti
sono quelli che riportano le denunce e i reclami contro i filofascisti,
ed anche dichiarazioni ,da parte dei privati, dei soprusi patiti durante
la dittatura. Significativo, ad esempio, è l'assunto di una madre
che sottolineava che il figlio, durante il periodo fascista, era rimasto
disoccupato per ben quattordici anni, in quanto non aveva la tessera
fascista, benché fosse diplomato ed iscritto all'Università
e invalido al servizio militare. Ed inoltre un certo Antonino Malvaso
di Rosarno dichiarava : " Nell'aprile del 1939, cioè alla
prima distribuzione delle carte annonarie mi permisi di reclamare il
diritto al pane, alle prime parole da me espresse, venivo denunciato
e portato dinnanzi alla Commissione provinciale, per essere inviato
al confino". Un certo Fazzolari di Taurianova raccontava di essere
stato perseguitato dal Segretario politico del paese,ed , in preda all'ira,
aveva attentato alla sua vita, per cui era stato condannato a venti
anni di reclusione. Dopo l'espiazione di nove anni e tre mesi di pena,
era stato deportato in Germania dai Tedeschi, ad Amburgo, dove aveva
sofferto la fame, maltrattamenti di ogni genere, legato al palo e con
minaccia di impiccagione essendo di idee contrarie. Fu liberato dagli
alleati, ma tornato a Taurianova, fu di nuovo perseguitato dalla mano
invisibile dell'ex fascista e rinchiuso a Palmi ad espiare una pena
ingiusta.Altri esempi di soprusi sono menzionati nei capitoli suddetti,
dai quali si evince un quadro desolante della nostra provincia reggina,
in preda alla persecuzione e al disordine. I Comitati, operanti per
un triennio, si sciolsero il 29 agosto del 1946. Nel documento di scioglimento
si evidenzia che l'opera svolta dai componenti non è stata vana
perché la democrazia ha vinto la sua prima battaglia consentendo
al popolo italiano di proclamare la Repubblica. In particolare i giovani
hanno il dovere di conoscere il passato per costruire un futuro di pace
e di libertà, aborrendo gli estremismi da qualsiasi ala partitica
provengano.
Isabella Loschiavo
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