Studioso meticolosamente interessato all'origine, alla storia, ai contenuti multiformi delle lingue classiche e pure legato antropologicamente ai suoni e agli echi di locuzioni e termini dialettali, gradevoli nelle assonanze come nelle durezze semantiche o nelle volute ambiguità, Pasqualino Marciano propone un discorso ineccepibilmente suo, non ereditato né pedissequamente conducibile alla letteratura meridionalistica o neorealistica, nelle quali per altro ravvisa, oltre che il relativo valore artistico, consolidate arretratezze insieme con la denuncia di ingiustizie secolari. Egli in effetti si serve della propria compatta e profonda erudizione per attualizzare, talora con cadenze ironiche o forti tonalità , il suo autentico mondo - gli affetti la natia Delianuova l'Aspromonte - personalizzandolo con richiami lirici, pregevoli anche per costrutto metrico, ed arricchendolo di umanità varia e viva dalle peculiarità psicologiche ora nitide ora contraddittorie: retaggio d'una società in massima parte dissolta o modificata.
Variegati panorami unici per vastità d'orizzonti e per intensità o sfumature cromatiche, un dispiegarsi armonico di sentimenti venati d'intima partecipazione, le ricordanze, una risentita tipologia sociale come cifra essenziale al suo humus narrativo, questo ed altro da scoprire il Nostro sa far rivivere, senza reticenze o finzioni, privilegiando la puntuale parola, da cui emerge la fatica del vivere in una terra, come la nostra, "grande ed amara" (Repaci), marchiata spesso dagli insulti della natura ed oltraggiata dalla mano dell'uomo.