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Un
saggio ispirato a onestà intellettuale
Accostarsi al lavoro infaticabile di ricerca documentale intrapreso
da Isabella Loschiavo ormai da oltre un trentennio per me rappresenta
l'immersione in un universo fatto di studio paziente delle fonti, di
impegno nella riscoperta di memorie e valori dimenticati della storia
cosiddetta locale,ma che non è minore rispetto a quella con la
maiuscola, se è lecito, come diceva il buon Virgilio, comparare
le piccole con le grandi cose. Significa per me l'occasione preziosa
per rinvigorire il dialogo mai idealmente interrotto con una delle personalità
femminili più apprezzabili del nostro avaro panorama intellettuale
calabrese, se si riflette per un istante alla vasta raccolta antologica
che ha contribuito a valorizzare centinaia di voci letterarie calabresi,
come la Rassegna in due volumi(e migliaia di pagine) di poeti e prosatori
nella Piana in collaborazione con Antonio Orso e Verzì Borgese(
1986),al culmine dell'intensa attività dell'Università
della Terza Età nel triangolo Rosarno-Taurianova ,che ampliava
la precedente rassegna dei poeti e artisti di Taurianova ( 1982). Di
notevole respiro sono anche i saggi monografici dedicati a Vincenzo
Morello Rastignac( 1985), ad Antonio Orso (1989), all'artista Michelangelo
Jerace( 1989) e al filosofo taurianovese Antonio Renda( 1996).Numerose
le antologie di poesia da lei curate con la passione di chi va alla
valorizzazione dei talenti calabresi anche fra gli emigrati oltreoceano.
La versatilità che le si deve riconoscere si è espressa
anche nell'impegno creativo personale con contributi significativi sia
nella lirica sia nel racconto. Da ultimo non va dimenticato come segno
non effimero della sua completa qualità intellettuale sia l'impegno
professionale di docente di italiano e latino oggi nel liceo classico
di Cittanova, negli anni passati nell'Istituto tecnico commerciale e
per geometri di Taurianova, sia lo spazio "prestato" all'impegno
politico-civile come assessore alla cultura nella sua Taurianova sotto
la guida del sindaco-poeta sen.Emilio Argiroffi. E' da notare,tuttavia,
che se in altri lavori di scavo dell'autrice sono presenti diffusamente
elementi di giudizio o richiami ad una visione partecipata e a tratti
personalizzata di eventi, uomini,cose, in questa ultima fatica saggistica
si evidenzia una scelta ,peraltro esplicitamente dichiarata nella nota
introduttiva curata dall'autrice, di "straniamento" , ossia
di non coinvolgimento diretto nell'interpretazione e nel commento delle
scabrose e conflittuali vicende anche personali che fuoriescono dai
documenti d'archivio. Negli undici capitoli che percorrono il biennio
post-liberazione a Reggio e provincia, dalla nascita dei comitati provinciali
e locali di liberazione al loro scioglimento dopo il varo dell'Assemblea
Costituente, non c'è traccia di alcun giudizio sui contenuti
dei verbali di costituzione dei Cln in tutta la provincia, dai quali
emergono modalità di composizione a volte rispettose di tutte
le formazioni partitiche in un'ottica unitaria della volontà
postbellica di riscatto,come a Caulonia, Roccella, Condofuri, Gioia
Tauro, Galatro e altrove, in altri casi affiorano al contrario veti
e contrapposizioni reciproche in una dialettica dei partiti conflittuale
e polemica,come a Cinquefrondi, dove ebbe ad intervenire il prefetto
per sollecitare la nascita di un comitato rappresentativo di tutte le
parti. Il terzo capitolo contiene il carteggio epistolare tra il prefetto
Ciraolo e varie amministrazioni locali nel delicato e non facile ruolo
svolto dai comitati nella composizione delle amministrazioni comunali.In
queste sia pur brevi missive o note di richiesta di informazioni su
singoli rappresentanti di partiti emerge la congerie dei tentativi di
rilegittimazione democratica da parte di fuorusciti fascisti, con qualche
vistosa operazione di mascheramento in qualche caso clamorosamente sconfessata
dagli interpreti di una verginità politica senza macchia, oppure
di trascinamento in logiche di faziosa appartenenza o identità
politica in contesti ancora fortemente esasperati dalla volontà
di mettere in opera veri e proprii regolamenti dei conti. Non fare citazioni,
ma lasciare alla lettura individuale l'analisi delle singole realtà,
invitando a fare gli approfondimenti necessari secondo le singole identità
locali di appartenenza, mi sembra l'esercizio più corretto da
fare condividendo con l'autrice la volontà di recuperare e consegnare
all'altrui giudizio strumenti per una chiave di lettura che a distanza
di sessant'annni gronda ancora di lacrime e sangue. Nei successivi capitoli
quarto, quinto, sesto diventa centrale la questione epurativa affidata
alle commissioni provinciali dei partigiani con il sequenziale carico
delle denunce e dei rapporti contro i filofascisti. Emergono i profili
e le storie personali intrise di sofferenza, persecuzione, carcere,
esilio vissute dagli antifascisti. Emergono le manifestazioni ufficiali,
istituzionalizzate di messa al bando di fascisti colpevoli di vessazioni
a lungo sopportate e di iniquità da risarcire col seguito ineluttabile
dell'odio e il rigurgito di nuove intolleranze.Accanto ad elogi sull'equità
di sindaci e amministratori imparziali si riscontrano velenose denunce
ed espressioni dettate da inequivocabili risentimenti. Riappare in questi
documenti tutta l'antica ruggine dei partiti e tra i partiti, sepolta
in un ventennio di silenzio coatto, rispolverata con tutti i suoi difetti
da una libertà non ancora pienamente forgiata dalla democrazia
ritrovata e sottoposta al tirocinio a tratti brutale dei nuovi bisogni
di militanza dopo il lungo digiuno ma anche delle nuove ambizioni di
potere. Seguono nel capitolo ottavo i verbali delle sedute deliberative,
i rapporti col comitato nazionale di liberazione nel nono e negli ultimi
due capitoli gli ultimi sprazzi della parabola dei Cln fino al loro
scioglimento. E' uno spazio temporale limitato a poco meno di un biennio,
ma vissuto dalle realtà locali con un approccio segnato da un'intensa
interlocuzione istituzionale e da un dinamismo e fervore di approccio
collettivo che stimola più di una riflessione sulla vitalità
dei reggini in una fase che la storia partigiana ufficiale consegna
quasi esclusivamente al centro-nord, ad eccezione di poche voci di storici
autorevoli, come Cingati, Borzumati,Misefari e pochi altroché
hanno provveduto ad aprire un varco al protagonismo e al contributo
di questo estremo lembo del Paese nella storia dell'impegno nella ricostruzione
democratica delle comunità locali. Isabella Lo Schiavo con questo
lavoro è entrata in questa cerchia ristretta degli autori che
badano nelle loro ricerche a riprendere il filo conduttore della storia
che ha segnato il riscatto di questa nostra terra ponendo le basi più
solide su cui costruire il suo avvenire.
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